CAUTERIZZAZIONE INDOLORE
1597 48. Un giorno arrivò il medico, portando
il ferro con cui eseguiva le cauterizzazioni per il male d'occhi.
Per arroventarlo fece accendere il fuoco e ve lo mise dentro.
Intanto Francesco, allo scopo di irrobustire il suo spirito
contro la paura, parlò al fuoco: «Fratello mio
Fuoco nobile e utile fra le creature dell'Altissimo, sii cortese
con me in quest'ora. Io ti ho sempre amato, e ancor più
ti amerò, per amore di quel Signore che ti ha creato.
E prego il nostro Creatore che temperi il tuo ardore, in modo
che io possa sopportarlo». Finita l'orazione, tracciò
sul fuoco il segno della croce. Noi che eravamo con lui fuggimmo,
tutti, sopraffatti dalla emozione e dalla pietà; restò
con lui soltanto il medico.
Dopo eseguito l'intervento, tornammo da lui, che ci disse:
«Paurosi e uomini di poca fede, perché siete
scappati? In verità vi dico che non ho provato nessun
dolore nemmeno il calore del ferro infuocato. Anzi, se non
sono cotto bene, mi si cuoccia meglio».
L'oculista restò trasecolato, e tenne la cosa per grande
miracolo, poiché Francesco, durante l'operazione, non
si era neanche mosso. E commentò: «Fratelli,
vi dico che non solo costui, che è così debole
e malato, ma temerei che una bruciatura simile non riuscirebbe
a sopportarla neppure un uomo vigoroso e sano, come già
ho sperimentato in alcuni casi».
La cauterizzazione in effetti era stata lunga, cominciando
da presso l'orecchio fino al sopracciglio, per arrestare il
copioso umore che giorno e notte da molti anni scendeva agli
occhi. Perciò fu necessario, a parere di quel medico
incidere tutte le vene, dall'orecchio al sopracciglio. Altri
sanitari erano invece dell'idea che tale intervento fosse
controindicato; e fu vero, poiché l'operazione non
giovò a nulla. Un altro medico gli perforò entrambi
gli orecchi, ma ugualmente senza risultato.